L’impianto osteointegrato

A partire dall’osservazione di Brånemark, il fenomeno dell’osteointegrazione è stato abbondantemente studiato.

Essenzialmente il processo dell’osteointegrazione riflette il meccanismo di ancoraggio attraverso cui una componente non vitale può essere realmente incorporata nel tessuto osseo vivente e persistere anche durante le normali condizioni di carico.

Clinicamente un impianto viene considerato osteointegrato quando non c’è movimento relativo fra l’impianto e l’osso, e l’impianto è in grado di resistere al carico funzionale. Dal punto di vista radiografico, l’osso deve apparire strettamente connesso alla superficie dell’impianto.

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Albrektsson e Brånemark hanno definito i seguenti pre-requisiti per una buona osteointegrazione.
Materiale dell’impianto. L’impianto deve essere realizzato in un materiale biocompatibile, resistente alla corrosione e in grado di sopportare gli sforzi meccanici. Il titanio, grazie alle sue buone proprietà meccaniche, resistenza alla corrosione e superiore biocompatibilità, è stato eletto come materiale principalmente utilizzato nel settore dell’implantologia.
Geometria dell’impianto. Il disegno dell’impianto deve essere tale da favorire la stabilità primaria dell’impianto nella fase di guarigione (stabilità meccanica che si instaura fra l’osso e l’impianto subito dopo l’inserimento). Tra la superficie dell’impianto e l’osso si deve creare uno spazio tale per cui il tessuto osseo è in grado di conservare un’elevata attività osteoblastica. Uno spazio eccessivo fra la superficie dell’impianto e il tessuto osseo può consentire la migrazione di tessuto molle con conseguente osteofibrointegrazione, ovvero la guarigione per mezzo dell’interposizione di tessuto fibroso all’interfaccia fra osso e impianto. Gli impianti osteofibrointegrati, quando sottoposti all’azione di carichi masticatori, sviluppano una reazione infiammatoria perimplantare (lampade fotopolimerizzazione dentisti).
Trattamento superficiale. L’adesione e la risposta cellulare dipendono dalle caratteristiche della superficie implantare. Il trattamento superficiale ha lo scopo di aumentare l’area di contatto dell’impianto con i tessuti biologici e di accelerare e migliorare l’osteointegrazione fra il tessuto osseo e l’impianto. Inoltre la presenza di microritenzioni sulla superficie della fixture permette di aumentare la resistenza alla trazione e torsione dell’impianto.
Condizioni dell’osso. L’analisi dello stato di salute e della qualità dell’osso è essenziale per garantire una corretta osteointegrazione. Queste informazioni sono indispensabili per la scelta del sistema implantare che deve essere caratterizzato da una geometria che rispetti i tessuti con cui entra in contatto.
Tecnica chirurgica. La tecnica chirurgica impiegata per preparare il letto implantare deve essere atraumatica. Durante la fase chirurgica l’osso non deve essere danneggiato per evitare l’innesco della necrosi tissutale i cui esiti si riflettono sul potenziale di osteointegrazione del tessuto stesso, con arresto temporaneo o permanente della capacità di rigenerazione.
Condizioni di carico funzionale. Una qualsiasi struttura a espansione, inserita in sede endossea, produce inevitabilmente una forza di tipo compressivo che determina un’alterazione dell’omeostasi del tessuto stesso. La crescita ossea è direttamente proporzionale alle sollecitazioni di trazione e, entro certi limiti, anche a quelle compressive. Se queste ultime superano i valori limite di resistenza, si può verificare inibizione apposizionale e stimolazione del riassorbimento osseo.
Un impianto osteointegrato assomiglia moltissimo a un dente naturale; tuttavia l’assenza del legamento parodontale e del cemento comporta differenze sostanziali nell’adattamento dell’impianto alle forze occlusali. Le proprietà del tessuto attorno agli impianti e la natura del legame del tessuto alla superficie dell’impianto influenzano la risposta biomeccanica di questo sistema integrato.
A causa di questa differenza strutturale esistono differenze funzionali fra il dente e l’impianto osteointegrato (strumenti dentista).

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